enriconeiretti

Pochi ma buoni (a cosa?)

Pubblicato da enrico neiretti su 7 febbraio 2010

Qualcuno aveva pensato al PD come ad una forza capace di operare una sintesi tra le culture politiche popolare e socialista, e di costruire su questa base una politica moderna e pragmatica, capace di dialogare con la società, di aprirsi alla partecipazione, di cogliere le questioni –grandi e piccole, globali e locali- del nostro tempo.
Qualcuno aveva immaginato che la “nuova stagione” –ricordate?- sarebbe stato un momento di appassionante elaborazione culturale, di puntuale lavoro nei territori.
Qualcuno aveva creduto in una fase di vero rinnovamento, non una semplice rinfrescata alla carta d’identità, non una logora cooptazione, non una forzosa promozione di delfini in squali.
Qualcuno aveva confidato in un effettivo cambiamento, interpretato da figure rappresentative, selezionate democraticamente in un ampio processo di partecipazione, che avrebbe colmato il ritardo della politica in fatto di rappresentanza giovanile, femminile, meritocratica.
Invece –ahimé, ahinoi- le cose sono andate diversamente.
Fatto il PD (si chiama Partito Democratico, DEMOCRATICO non dimentichiamolo!) i gruppi dirigenti si sono rinchiusi nelle loro stanze ad affilare le armi per la resa dei conti.
Addio programmi, idee, progetti, addio partecipazione, addio rinnovamento, addio politica, almeno se non la si intende come la disegnava Rino Formica (“La politica è sangue e merda” sentenziò il commercialista di Bari).
La battaglia campale –come è noto- ha visto il “trionfo” (si fa per dire) della componente ex-diessina.
Pazienza se la guerra ha seminato lungo la sua marcia una serie di cadaveri (da Prodi a Veltroni passando per Soru e dintorni), ha restituito un partito logoro e perdente, ha consegnato le chiavi del paese e delle realtà locali alla destra.
Pazienza se il gruppo sconfitto sta meditando una plateale uscita verso l’inesistente terra promessa del “grande centro”, in barba alla vocazione maggioritaria, al partito plurale, alla democrazia dell’alternanza.
Il PD doveva essere la grande novità della politica italiana, un partito moderno e dinamico, una forza capace di guardare al futuro.
E’ invece diventato il simbolo di un assurdo ritorno al passato, di una patetica rincorsa alle identità smarrite, di una ridicola celebrazione di piccoli narcisismi personali.
Pare che per i gruppi dirigenti la forza del partito conti davvero poco.
L’importante sembra sia affermare il proprio predominio sul partito o –meglio- su quello che ne resta.
Andando avanti così temo che narcisismo, nostalgia identitaria ed autorefenzialità troveranno davvero il terreno più congeniale per affermarsi.
Nel PD (il Partito Democratico, DEMOCRATICO ricordate?) rimarranno davvero in pochi…

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Ai lù, i’aso, la trùta, nen l’agnel

Pubblicato da enrico neiretti su 1 febbraio 2010

Forse ha davvero ragione Castelli a proposito della candidatura del “trota” Renzo Bossi; “un atto di coraggio” lo ha definito l’attuale sottosegretario alle infrastrutture ed indimenticato ex ministro della giustizia.
Certo, immagino che ci voglia una bella dose di coraggio a candidarsi alle elezioni regionali vantando un curriculum nutrito da tre bocciature all’esame di maturità e dall’organizzazione di un sudicio giochino razzista su facebook.
Così come ci vuole un bel coraggio nel passare la vita a sbraitare contro “Roma ladrona” e a ragliare altre baggianate del genere, e imporre poi la candidatura del proprio orecchiuto rampollo.
E’ vero, ci vuole davvero un gran coraggio per portare avanti un’operazione del genere.
“Essere figli di grandi padre può essere molto pesante” – aggiunge Castelli introducendo una nota di colorito buonumore “ma può anche temprare e per lui vale la seconda cosa”.
A me viene da parafrasare con un detto che recita più o meno così: “dal lù ai nas nen d’agnei”.
E gnanca da l’aso.
Coraggio…

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Ma chi c…. le ha inventate?

Pubblicato da enrico neiretti su 29 gennaio 2010

“Chi cazzo le ha inventate?”
Dai piani nobili di prestigiosi palazzi che ospitano le sedi di prestigiose fondazioni, tra stucchi e tessuti, boiserie e divanetti, ai razionali uffici della sede di partito dove rimbalzano frenetiche notizie e lanci di agenzia, fino alle scalcinate stanze delle sezioni provinciali, i cui muri non godono di una rinfrescata dai tempi in cui c’era ancora il muro di Berlino e dove i frusti parquet scricchiolano sotto i nervosi passi di dirigenti angosciati, la domanda è sempre la stessa: “Chi cazzo le ha inventate queste primarie?”.
Politici navigati, amministratori a forzato riposo, ex giovani in perenne attesa cresciuti leggendo Gramsci e Rosa Luxemburg, tutti, proprio tutti, se lo chiedono: “chi è stato?”.
Si ricorda che a suo tempo qualcuno lo chiese addirittura a D’Alema; era l’epoca delle consultazioni che avrebbero designato Prodi a guidare il centrosinistra nella tribolata avventura iniziata nel 2006; qualcuno chiese a Massimo: “ma ‘ste primarie, si può sapere chi le ha inventate?”
D’Alema fece una smorfia, sbuffò leggermente, poi si schiarì un poco la voce e lasciò cadere –con nonchalance- la sua spiegazione: “è stato il solito gruppuscolo di professori bolognesi, pare; si sono trovati in una tenuta di campagna, in occasione di qualche convegno, diciamo. E mentre stavano fumando la pipa in giardino, qualcuno ha avuto questa idea –diciamo- brillante. Già, francamente mi pare una minchiata, diciamo, ma questi continuano a menarla con il Partito democratico e le primarie. Temo che dovremo dare loro un contentino, diciamo. Io francamente preferisco occuparmi di cose serie, ma forse –diciamo- sono un po’ fuori moda…”.
Sorrise sotto i baffi lanciando un paio di lampi con gli occhi, e tutti si sentirono sollevati.
E in effetti sembrava che queste primarie fossero davvero innocue occasioni in cui ratificare le decisioni già prese, forse addirittura circostanze vantaggiose, almeno per l’immagine del partito.
Prodi e poi Veltroni vennero incoronati senza colpo ferire. I dirigenti locali e nazionali gongolarono di fronte alla partecipazione massiccia. Addirittura D’Alema se ne compiacque.
Sembrava un facile trucchetto, poi qualcosa si inceppò, ma questa è storia recente.
In Puglia Nichi Vendola non si rassegnò ad immolarsi sull’altare dell’accordo con l’UDC di Casini, e impose le primarie vincendole contro il candidato dalemiano Francesco Boccia.
Poi anche nella piccola provincia venne fuori qualche outsider pronto a sfidare il potente big locale.
Ora le certezze paiono svanite, si temono risultati imprevisti, tutti sono nervosi ed è tornata prima sommessa, poi urlata la vecchia domanda: “Ma ‘ste primarie, si può sapere chi le ha inventate?”
Qualcuno chiama in causa i professori bolognesi, altri sostengono si tratti di un’invenzione veltronian-kennediana, altri ancora avanzano la tesi –suffragata dall’analisi semantica del suffisso “marie” riconducibile e Mario- che le primarie le abbia escogitate Mario Adinolfi per potersi finalmente candidare a qualche consultazione anche se nessuno sa chi sia e cosa faccia.
Per ora non c’è una risposta, solo la domanda che rimbalza dai lussuosi corridoi adornati di specchi e velluti delle prestigiose sedi di prestigiose fondazioni alle vetuste e sbrecciate stanze delle sedi locali: “Chi cazzo è stato?”.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Andate a lavorare!

Pubblicato da enrico neiretti su 21 gennaio 2010

Andate a lavorare!
Si sente forte l’eco della nota e trombonesca esclamazione nel disegno di legge avanzato dal centrodestra che consente ai quindicenni di sostituire l’ultimo anno di scuola con un periodo di apprendistato.
Soddisfazione diffusa nella maggioranza per questo provvedimento.
La Lega propone di introdurre ufficialmente la categoria del “bocia” nella classificazione delle figure professionali.
Mariastella Gelmini sottolinea come, nel contesto produttivo, i ragazzi potranno sviluppare nuove attitudini e affinare nuovi linguaggi.
“I ragazzi formati in fabbrica”, spiega il ministro, “sapranno comprendere al volo il significato di un fischio, di un grugnito, di un gestaccio, abilità assai utili nel mondo moderno, mentre le ragazze, ad esempio aiutanti di una parrucchiera, impareranno a sorridere alle noiose idiozie pronunciate dalle carampane a cui phoneranno la testa azzurrina”. “Con una competenza del genere”, aggiunge la Gelmini, “si può persino fare carriera in politica!”.
Qualche perplessità da parte di alcuni cattolici, che hanno sollevato il problema dei calendari osé delle officine meccaniche, giudicandoli diseducativi; dubbi subito fugati dal Presidente del Consiglio in persona. “Pubblicazioni di quel tipo” ha dichiarato Berlusconi, “sono altamente formative. Io stesso ho affinato il mio senso estetico e la mia formazione filosofica osservando attentamente quelle immagini”.
Plauso da Confindustria, che la ritiene una concreta possibilità di rilancio per l’economia italiana.
“Finalmente” ha dichiarato Emma Marcegaglia “qualcuno che lavora a gratis!”
Ma le iniziative di raccordo scuola-lavoro non si fermeranno qui, hanno spiegato la Gelmini e Sacconi in una conferenza stampa congiunta.
“L’obbiettivo” ha svelato il ministro del welfare, “è quello di superare l’attuale forma dell’esame di maturità inserendo anche i ragazzi dell’ultimo anno delle superiori nel mondo del lavoro”. “Anche in questo caso”, ha spiegato la Gelmini, “nuove e più valide competenze potrebbero essere stimolate dalla permanenza in azienda dei giovani”. “Non vi pare molto più utile” ha aggiunto la titolare del dicastero dell’istruzione, “che al posto dell’italiano, della matematica, della fisica, i ragazzi possano imparare ad annuire convinti di fronte alle scemenze del capo, ad entusiasmarsi per i risultati della ditta, a gioire di fronte alla nuova BMW del titolare dell’azienda?”.
“Con abilità così” hanno chiuso in coro i due ministri, “si può persino fare carriera politica!”.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

I lacchè

Pubblicato da enrico neiretti su 20 gennaio 2010

Questa mancava ancora!
La vicenda del boicottaggio ai danni di Ignazio Marino, al quale è stato impedito di operare nel policlinico S. Orsola di Bologna, oltre a tutte le doverose riflessioni sulla nefasta commistione tra politica e sanità, rivela l’immagine sconfortante e meschina di una pseudo-classe dirigente che si scopre essere soltanto uno spregevole gruppo di potere.
Spero –perché se no la mia tessera del PD mi darebbe una insopportabile orticaria- che il sabotaggio all’attività medica di Marino per essersi candidato alle primarie del PD non sia frutto di un diktat del vertice del partito.
Penso proprio che il grottesco e sconfortante quadro che esce dall’intercettazione pubblicata dal Corriere, sia l’ennesima variante dell’immagine del volenteroso lacché che da tempo ha grande fortuna nel nostro paese.
Zelanti leccaculo dei potenti, loschi traffichini del potere locale, grotteschi ed arroganti capetti più realisti del re che spendono il loro piccolo potere in servigi al vincitore di turno.
Sinora si vedevano in brillante servizio soprattutto dalle parti del centrodestra; in parlamento, in Rai, nei giornali, a reggere le mutande del capo, a votare provvedimenti in suo favore, a sparare sui suoi nemici.
Certo, lo sapevamo di averli anche nel PD, ma forse speravamo ancora in un briciolo di dignità in più.
Viene in mente una strofa di una vecchia canzone di Franco Battiato “quante squallide figure che attraversano il paese, com’è misera la vita negli abusi di potere”.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Di bocce, bocciati, casini e bisbocce

Pubblicato da enrico neiretti su 5 gennaio 2010

Cambio di passo nella tribolata scelta del candidato di centrosinistra alla presidenza della regione Puglia.
Dopo la bocciatura del presidente uscente Vendola, e la fallita “bocciata” del sindaco di Bari Emiliano al Vendola stesso, il segretario della bocciofila ci riprova.
Il prescelto è –per non tradire il famoso “spirito bocciofila”- Francesco Boccia, già candidato nel 2005 alle primarie contro l’attuale bocciato Vendola, ma allora si giocava –forse- ad un altro sport.
La speranza è che la bisBoccia sia finalmente in sintonia con i vari Casini che hanno vivacizzato la scelta del candidato presidente.
Ma probabilmente non basterà, i Casini sono assai forti, una semplice bisBoccia non sarà sufficiente.
Chissà, vedremo a bocce ferme.
Certo viene voglia di cambiare sport.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

I munta scagn

Pubblicato da enrico neiretti su 8 dicembre 2009

Escalation di sproloqui leghisti a tema pseudoreligioso, spari ad alzo zero in cui supponenza ed ignoranza si mischiano in una micidiale composizione.
Dal tragigrottesco “white christmas” di Coccaglio ai presepi bossiani (qualcuno lo avverta che è ammesso un asino per ogni presepe, tanti leghisti rimarranno fuori), passando per la ridicola trovata della croce sul tricolore, per arrivare agli attacchi isterici di Calderoli e della “Padania” all’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, la Lega mette in scena una squallida parodia del cristianesimo, ridisegnato volgarmente come fattore identitario, svuotato di ogni spirito evangelico, di ogni valore di rispetto, accoglienza, universalità, ferocemente ostile alla dimensione di attenzione per il prossimo.
I latrati degli ex adoratori del dio Po, impastati di razzismo, populismo, arroganza e idiozia, sono sempre più sonori, fastidiosi, pericolosi.
Tragici vaneggiamenti che, corroborati da un potere trangugiato con appetito famelico, fanno confondere il forcone con la croce, il carnevale e le sagre campestri con le festività religiose, l’euforia febbricitante del parvenu con l’autorevolezza.
E allora, gaglioffi predicatori da bettola come Bossi, canaglieschi fascistoidi come Borghezio, sadiche e boriose mezzecalzette come Castelli, psicotici soggetti da studio lombrosiano come Calderoli, che in situazioni normali avrebbero una credibilità pubblica inferiore allo zero, ambiscono addirittura a disegnare una sorta di bislacca religione civile.
Come ogni nullità che sale qualche scalino sociale (esiste un proverbio dialettale che rende molto bene l’immagine…), finiscono per essere, al tempo stesso, fortemente sgradevoli e davvero, davvero pericolosi.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Castelli incrociati

Pubblicato da enrico neiretti su 30 novembre 2009

Una delle critiche rivolte a Roberto Castelli quando era – sventuratamente – ministro della giustizia, puntava sulla sua figura professionale di ingegnere, ritenuta inadatta a mutare nell’incarico di guardasigilli.
Che fosse l’attitudine a misurarsi con calcoli e progetti più che con codici e diritto la causa della sua sgangherata condotta ministeriale, mi è sempre parsa una spiegazione troppo benevola nei confronti di Castelli.
Già, perché le perle del suo brillante dicastero –si ricordano, tra le altre, l’opposizione al mandato di cattura europeo e alle norme UE contro razzismo e xenofobia- non paiono certo dettate dalla tecnica pignoleria ingegneristica.
Castelli è semplicemente un tipico leghista, un borghesuccio pasciuto a pregiudizio, titolare di un pensiero elementare, spregiudicato apprendista della strumentalizzazione.
E così l’ultima sua pensata, mettere una croce sulla bandiera italiana, resa agli onori delle cronache dopo il referendum elvetico che giudica incompatibili i minareti con i capitali riciclati, mostra soltanto una spericolata ostentazione di opportunismo.
In un colpo solo Castelli, dirigente di un partito dedito al vilipendio del tricolore -scambiato per carta a tre veli- e al ridicolo culto pagano-trash del dio Po, getta goffamente le zampe su due simboli sideralmente lontani dal pantano di Pontida nel quale –rotolandosi- ha pasturato la sua carriera politica, e cerca di servirsene per dare forma ai suoi malfunzionamenti cerebrali e addominali.
No, il problema di Castelli non è la sua formazione tecnica. Il problema di Castelli, e di tutti suoi meschini compari, è molto, molto più grave.
E ancora più grave è il problema di un paese con una siffatta classe dirigente.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

La crema del liceo

Pubblicato da enrico neiretti su 25 novembre 2009

Sul Sito del PD biellese c’è una lunga e non limpidissima analisi sulla cosiddetta razionalizzazione degli istituti superiori della provincia.
Certo un po’ di razionalizzazione non guasterebbe neppure nel pezzo pubblicato; i futuri scenari della scuola biellese appaiono un po’ fumosi.
Fa eccezione, nel parapiglia generale, l’atto d’accusa contro lo snobbissimo “polo liceale”, operazione di chiara matrice politica destrorsa, ordita per accontentare i professori -classisti e fautori della “purezza liceale”- del liceo scientifico di Cossato.
Caspita che bricconi questi insegnanti con la puzza sotto il naso!
Li immaginiamo confabulare dietro le severa facciata della scuola, nelle austere stanze con pavimenti in marmo tirati a lucido dalla deferente servitù.
Pare di vederli, gli uomini stretti nei loro abiti di sartoria, i baffi curati, i pince-nez ad acuire l’espressione altera, le donne –rare- inguainate in costrittivi bustini e crinoline, guanti, ombrellini e cappellini di foggia ricercata.
Sembra di sentirli lagnarsi mentre sorseggiano un the in tazze di porcellana di Limoges: “Perbacco, caro collega, non c’è più religione, ci vogliono accorpare ad un volgare istituto professionale, questa plebe non ha più alcuna creanza!”.
Li pensiamo, mentre fanno lezione di fronte ad un attento e disciplinato gruppo di giovani rampolli, in divisa, cravatta e scriminatura laterale, disperare della prossima invasione di villani e bifolchi.
Quasi li vediamo, chiusi nello studio dello loro ville liberty, immersi nella contemplazione dei preziosi tomi di greco e latino, inorridire alla sola idea di mischiarsi con i proletari insegnanti degli istituti professionali, scapigliati, mal rasati, abbigliati in modo approssimativo, ferocemente politicizzati ed animati da cieco odio di classe.
Caspita, quanta arrogante alterigia, che insopportabile tracotanza, quale straripante superbia!
Bisognerà certo fare qualcosa.
Ah, qualcuno mi dice che le cose non stanno proprio così, che razionalizzazioni ed accorpamenti sono sempre un gran pasticcio più attento agli equilibri politici che alle esigenze della scuola.
Normale dialettica polemica allora?
Beh, se è così -visto che si parla di scuola- diamo almeno una limata alla sintassi.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »

Intellettuali di destra

Pubblicato da enrico neiretti su 23 novembre 2009

Disse Marcello Veneziani: “In Italia è difficile essere un intellettuale di destra: quelli di sinistra non ti leggono perché sei di destra, quelli di destra non ti leggono poiché non leggono…” E parafrasando, Michele Serra lo definì “ossimoro vivente: intellettuale di destra. Perseguitato a sinistra perché di destra, e a destra perché intellettuale”.
Forse Veneziani, nell’attivismo del Gianfranco Fini ultima versione, ha visto minacciato questo suo ruolo peculiare. E la pubblicazione del libro “Il futuro della libertà” a firma del presidente della camera, lo ha gettato nella desolazione.
Così Veneziani, sfoderando una notevole vena satirica, stronca il libro di Fini attribuendolo ad un suo ignoto gemello, relegato sin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri: Gianfranco Findus.
In effetti, qualche ragione per dubitare sull’evoluzione politica ed intellettuale di Fini, Veneziani ce l’ha. Anch’io guardo incredulo all’autorevolezza che spesso –anche da sinistra- viene riconosciuta a Fini; certo è innegabile il lungo percorso compiuto dal presidente della camera, ma ho l’impressione che il suo sia un brillare relativamente facile, soprattutto se messo a confronto con la sconsolante sbracatezza berlusconiana.
Certo simili dubbi non vengono osservando l’opera di altri intellettuali di destra che ultimamente insidiano il primato di Veneziani, ma a cui il nostro non riserva lo stesso sferzante sarcasmo che dispensa a Gianfranco Fini: anche perché guardando l’opera letteraria –ad esempio- di Sandro Bondi –che pure viene citato nell’articolo di Veneziani- a nessuno verrebbe mai in mente che, dietro le sue comiche liriche, possa nascondersi qualcuno che non sia un mediocre potentucolo che ha talmente smarrito il rispetto di se stesso, da non conservare più nemmeno un briciolo di ritegno.

Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento »